Linea Cadorna

Territorio di Premana e Valvarrone

Fortino della Linea Cadorna alla Bocchetta di Trona successivamente trasformato in chiesetta

Il tratto orobico della linea difensiva Occupazione Avanzata Frontiera Nord (OAFN o anche «Linea Cadorna») presenta le tipiche caratteristiche della fortificazione campale di montagna: imprese e maestranze civili con l’ausilio di manodopera militare della Milizia Territoriale realizzarono, utilizzando la pietra locale a secco, chilometri di trincee, piccoli ricoveri scavati faticosamente in roccia, piazzole e caverne per mitragliatrici ed ampi sbarramenti di filo spinato. Dietro a questa linea continua troviamo casermette, osservatori blindati, piazzole, casematte e possenti cannoniere in caverna destinate ad accogliere cannoni e obici da 75, 149 e 210 mm, pronti a fiaccare il nemico e ad appoggiare eventuali contrattacchi. Salendo dalle rive del Lario nella direzione del Pizzo dei Tre Signori, utilizzando il tracciato della Dorsale Orobica Lecchese (con le relative guida e cartoguida), troviamo ad esempio l’imponente batteria in caverna numero 110 e la numero 109 entrambe a Locotocco, mentre l’ultima batteria dell’OAFN per ordine numerico è rappresentata dalle casematte in calcestruzzo della 111, al Roccolo Artesso. Dalle rocce sovrastanti il castello di Corenno Plinio le trincee si snodavano seguendo la linea di cresta, interessando Vestreno (località Bacino), Locotocco, Sommafiume, Roccolo Artesso e Roccoli Lorla. Sulla cima del Monte Legnoncino era stato ricavato un osservatorio in caverna. Ma la «Linea Cadorna» sbarrava anche Bocchetta di Trona, Bocchetta Colombana, Stavello e Pizzo Rotondo. Ogni via che avrebbe potuto facilitare la penetrazione verso la pianura lombarda venne munita e presidiata: Verrobbio, Passo San Marco, Lemma e San Simone, Passo Dordona, Publino e Venina. Si ottenne così un catenaccio saldato al campo trincerato del Mortirolo.

Il nemico austriaco non doveva sfondare dallo Stelvio al Tonale, ma per tutta la guerra si temette anche una sorpresa nemica dalla frontiera svizzera. Appunto per prevenire questo pericolo nacque l’OAFN, i cui lavori durarono dal 1916 al 1917. Oggi la traccia più consistente ed ammirevole di quei lavori è individuabile nella fitta rete di strade camionabili, mulattiere e sentieri di arroccamento spesso ottimamente conservati ed utilizzati da gitanti ed automobilisti. L’intera Val Varrone venne collegata viabilisticamente da Dervio sino a Premana mentre una tortuosa quanto lunga pista si inerpicava alla cima del Monte Legnone, per servire il piccolo campo trincerato dell’Alpe Scoggione. Da Premana ci si può ancora servire delle mulattiere militari per raggiungere i resti delle trincee alle bocchette Stavello, Colombana e Trona. Le opere fortificate che si incontrano lungo la Dorsale Orobica Lecchese furono le ultime ad essere costruite, in un regime di frettolosa economia: meritano comunque l’attuale valorizzazione, premessa alla loro progressiva tutela.

Tracce del Sentiero Cadorna che parte da Fraina e sale verso la bocchetta di Stavello

Le attuali strade della Val Varrone nacquero dunque in quegli anni come strade militari. Da Dervio una rotabile conduceva a Vestreno e Sueglio, con diramazioni per Sommafiume e Roccoli d’Artesso. A Tremenico si staccava un’altra strada per la bocchetta dei Roccoli Lorla. A Gallino si staccava la lunghissima strada del Legnone. A Premana una strada militare, che ricalcava in parte la vecchia «strada di Maria Teresa» o strada delle miniere, conduceva verso la Bocchetta di Trona. Un tronco stradale si staccava al Gebbio verso la Prodace e risaliva la Val Fraina per sdoppiarsi e salire da una parte alla Bocchetta di Stavello e dall’altra alla Bocchetta di Colombana.
Alla Bocchetta di Stavello vi sono due appostamenti con muri in pietra a secco e feritoie in cemento per armi automatiche. Salendo lungo la cresta verso il Monte Rotondo, a valle del versante che dà verso l’Alpe Fraina, vi sono i ruderi di una piccola caserma, poi una serie di camminamenti con scalinate che seguono la cresta, formati da un doppio muro a secco e postazioni per i fucilieri.


Foto reperti in Colombana e Stavello

Da qui è facile rintracciare, più in alto, la galleria scavata in caverna, che guarda sul versante della Valtellina, destinata ad ospitare pezzi di artiglieria. A quota 2120 un’altra postazione in pietra a secco e due avancorpi verso la Val Gerola, ha una serie di feritoie su entrambi i lati. Un camminamento con postazioni per fucilieri di trova 60 metri più in alto. L’assenza di vegetazione rende facile l’osservazione delle opere in muratura che si trovano anche salendo ancora più in alto. A quota 2380, infatti, si possono visitare i ruderi di una postazione costruita ad emiciclo. Ormai si è vicini alla vetta tondeggiante del Monte Rotondo, una decina di metri sotto la quale è una piazzola con l’appostamento per un cannone.

Alla Bocchetta di Colombana si notano i consistenti ruderi di due grandi casermette oltre che una vasta piazzola per armi pesanti. Risalendo il lato sud della Bocchetta, si incontrano tre postazioni in pietra, disposte a varie altezze. Sul lato nord si nota invece un camminamento che conduce ad una postazione per artiglieria, protetta da una trincea in muratura disposta a mezzaluna, lunga una trentina di metri, con feritoie ricoperte da grandi lastre di pietra, una delle quali porta incise delle iniziali e la data 1916. Non lontani da questa sono altri due tratti di trincea. Salendo verso la Cima Fraina a quota 2280 vi è una trincea con feritoie quindi due postazioni con piazzole per cannoni e, proprio in vetta, un piccolo osservatorio.

Alla Bocchetta di Trona, che si raggiunge seguendo la strada militare che sale fino ai piani di Varrone, sopra il passo c’è una ridotta in cemento con due avancorpi agli angoli nord e sud, caratterizzata da feritoie rettangolari. Qui è facile distinguere tra la prima linea di trincee, della quale si scorgono ancora tracce, e la seconda linea, sempre di trincee, con piccoli locali, probabilmente dei depositi di munizioni. Una postazione a mezzaluna punta sul lago di Trona: da questa parte un camminamento in galleria che conduce ad un osservatorio da cui lo sguardo spazia sulla Val Varrone. Sul versante opposto si scende verso la casera nuova di Trona dove, a monte della stessa, si scorgono le trincee che servivano a proteggere il passo da un eventuale attacco proveniente dalla Val Gerola.

Fortino della Linea Cadorna alla Bocchetta di Trona successivamente trasformato in chiesetta

Curiosità della Linea Cadorna in territorio di Premana

In località Prodace tre crocette, scolpite nella roccia durante la costruzione della Linea Cadorna in territorio di Premana, indicavano i punti che dovevano essere minati per creare una slavina così da bloccare o ritardare l’eventuale discesa del nemico dalla bocchetta Stavello.

Zona dove sono scolpite le crocette

Così come doveva essere minato il Ponte delle Guaste o Deleguasche sempre per bloccare l’eventuale discesa del nemico dal passo Trona. Sono ancora visibili sotto il ponte i fori che dovevano essere riempiti di dinamite.

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